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Scheda descrittiva completa quarta serie

A112 4a serie

E’ il dicembre del 1977 quando viene lanciata l’innovativa quarta serie, capostipite delle cosiddette “telaio B”, note anche come “tetto quadro” in contrapposizione alle precedenti dette “tetto tondo”.

E’ la serie più controversa: rappresenta un deciso passo in avanti rispetto al precedente “telaio A”, ma manca ancora della maturità raggiunta con le tre serie successive. Ciononostante è l’ultima serie ancora parzialmente immune dal progressivo e massiccio utilizzo della plastica nei restyling, che seguirà di lì a poco con risultati a volte poco apprezzati.

Da molti è stata considerata un ibrido, un rinnovamento sostanziale ma incompiuto. Al contrario in tempi più recenti gli appassionati hanno compreso il fascino di una modernizzazione ancora priva di eccessi e leziosità. Da notare il periodo piuttosto breve di produzione, solo diciotto mesi, e la sua partecipazione nel maggior numero di stagioni del Trofeo, ben sette su otto (dal 1978 al 1984).

Le novità estetiche sono molte e significative: tra queste il padiglione rialzato di 20 mm e con bordo squadrato, il nuovo disegno del frontale e dei gruppi ottici posteriori che si allungano ad incorporare le luci targa, le fasce paracolpi laterali ed i nuovi paraurti senza inserti cromati (quello anteriore include un piccolo spoiler). La nuova e vistosa bombatura come presa d’aria dinamica sul cofano motore, dotato di una targhetta “Abarth” sul lato sinistro, rimarrà segno distintivo di tutte le versioni Abarth da questa serie sino a fine produzione. La particolare forma della calandra anteriore (con la cornice ed il listello centrale in color argento satinato) e dei gruppi ottici posteriori, tutti con le estremità rivolte all’insù come degli occhi a mandorla, le faranno in seguito guadagnare tra gli appassionati il curioso e simpatico nomignolo di “cinesina”.

Le maniglie ora sono in nero opaco con la parte mobile cromata, mentre i lampeggiatori laterali diventano rettangolari. Interamente neri e di diversa foggia sono anche i nuovi e più ampi sfoghi aria sui montanti posteriori. Il cielo dell’abitacolo perde il morbido rivestimento nero traforato in favore di un rigido preformato rivestito in beige, con plafoniera al centro. Scompaiono le cornici cromate di parabrezza, lunotto e deflettori; viceversa è cromato il profilo del gocciolatoio, in precedenza assente. Il portellone, la cui maniglia è nera e non più cromata, è ora sostenuto all’apertura da due pistoncini a gas. I ganci dei vetri a compasso posteriori hanno un più affidabile perno passante e non più incollato. Il tappo serbatoio benzina guadagna la chiusura con chiave.

La meccanica vede numerose piccole migliorie, dal cambio con la prima più corta ed un nuovo leveraggio, all’impianto elettrico ove l’alternatore diventa ora da 45 A con regolatore incorporato. Modificati i supporti motore: scompare la lunga bielletta fissata alla testata, sostituita da un più corto tirante fissato più in basso. Anche il comando dell’acceleratore, ora a cavo; di conseguenza si rinnova anche il coperchio punterie, ora con una scritta Abarth più piccola e collocata di lato; per il carburatore, si passa all’aggiornato Weber 32 DMTR 38/250. Scompare il servofreno sulle ruote anteriori, presente sulle serie precedenti, che viene sostituito con una pompa freni ad azione differenziata, detta anche “miniservo”, prodotta dalla Bendix, oggi molto rara sul mercato dei ricambi.

Gli interni trovano una plancia completamente rinnovata, di colore marrone, comprendente il vano per l’autoradio ( in posizione quasi verticale ) ed un portaoggetti, entrambi dotati di sportello. Il cruscotto ha ora gli strumenti squadrati, e della stessa forma sono i tre consueti strumentini supplementari, spostati in posizione più bassa e di poco agevole lettura, sotto i comandi dell’aerazione. Il lavavetri anteriore è ora a comando elettrico ed i fusibili dell’intero impianto, in precedenza alloggiati nella parte destra della plancia, vengono trasferiti sul lato sinistro del vano motore, nei pressi della batteria. Il vano bagagli è ora foderato in moquette marrone e non più in plastica nera o colorata.

Il volante perde il pregiato rivestimento in pelle, sostituito da una più economica corona in resina poliuretanica con finte cuciture, ma comunque di buon effetto estetico e qualitativo, tale da renderlo difficilmente distinguibile dal precedente. Al contrario delle due serie precedenti i pannelli interni vengono unificati in beige per tutti i colori di carrozzeria. La selleria è in finta pelle solamente di colore beige, con inserti centrali in velluto beige, marrone o blu in accordo con il colore carrozzeria; come optional si poteva avere la selleria interamente in skai beige, poco richiesta ed oggi rara. Oltre all’intera plancia, anche la moquette interna e le altre parti in plastica sono marroni (ad esempio la cappelliera, la leva cambio di singolare forma cilindrica ed il portaoggetti sul pavimento). Tutte componenti peculiari di questa serie soltanto, e di conseguenza piuttosto rare.

Come optional sono disponibili i cerchi in magnesio Cromodora CD 57: in realtà al lancio erano previsti i nuovi cerchi in alluminio Cromodora CD63 /Speedline SL 017, ma di fatto gran parte degli esemplari furono dotati della vecchia versione, ancora disponibile e di migliore qualità. Altri optional disponibili: i vetri atermici con lunotto termico e il tergilunotto, privo però del necessario spruzzatore, le cinture di sicurezza anteriori (anche con arrotolatore), la vernice metallizzata e il cofano nero opaco (non su vernice metallizzata).

Durante il 1979 appaiono i primi telai con il longherone anteriore sinistro predisposto per il più ingombrante cambio a 5 marce, che sarebbe stato introdotto di lì a poco, con la serie successiva. . Il primo 25% circa degli esemplari (6/7000 esemplari) monta il trittico di strumenti supplementari con il voltmetro al centro e non a sinistra, caso unico tra tutte le serie. Anche il bracciolo del pannello porta, verso fine serie diviene sensibilmente più corto.

Poco prima del lancio della quinta serie viene prodotta una serie speciale limitata che non ebbe mai una denominazione ufficiale né un proprio depliant, oggi riconosciuta convenzionalmente dagli appassionati come “Gold Ring”, di colore nero con una doppia striscia adesiva dorata all’altezza della linea di cintura.
Altra caratteristica di questa versione sono i cerchi standard color oro con le quattro mezzelune nere oppure i Cromodora CD 57 (optional) interamente in color oro. Dello stesso colore, in luogo dell’argento, sono le scritte identificative ed i profili della calandra. La presa d’aria sul cofano anticipa la versione della serie successiva, con sottili listelli longitudinali.
All’interno si segnalano i sedili rivestiti con maggior impiego di velluto in colore beige, qui presente anche sulle fasce laterali, rispetto alla versione normale.
Questa serie speciale è prodotta anche nella versione Elegant, ma non è dato conoscere il numero degli esemplari così allestiti. Probabilmente alcune centinaia.
Da taluni ingiustificatamente sopravvalutata, la “Gold Ring” fu solo un espediente commerciale per sostenere le vendite prima dell’arrivo dell’attesa quinta serie a cinque marce.

Tipo telaio A 112 B2, tipo motore A 112 A2.000, tipo monoblocco inizialmente 100GL (indicativamente fino al numero motore 65.000), in seguito 112AB.

Stima approssimativa degli esemplari prodotti: 26.000
Stima degli esemplari esistenti: 1.000 (3,8%)